Muoversi a malapena per le vie di una città come in un vicolo cieco. Le strade hanno nomi ed i palazzi quasi tutti la stessa altezza. Come in un recinto vengono alla mente prigionie passate e future vie di scampo. Dalle finestre appaiono volti immersi nell’ombra ed occhi luccicanti di vanità e paura, di superbia e compassione. Ma nessuno apre le finestre che restano ben sigillate. E nelle mani una tenda pronta ad annullare lo sguardo come a difendere una privacy che ormai è invece di dominio pubblico.
La pioggia è battente ma bagna e lava poco l’anima ormai marchiata da un caldo chiarore. So chi sei, ti conosco. So perché porti quelle scarpe. So con chi parli e cosa racconti. E’ chiaro quello che vorresti nascondere.
Muoversi a malapena per le vie di una città come in un vicolo cieco.
Spacemartini
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